Che poi ci metteremo a tremare come la California.

Scrivo con ancora il sorriso sulle labbra, perché in due giorni s’è capovolto tutto.

Vorrei scrivere con un bicchiere di vodka in mano od una sigaretta: farebbe tanto donna vissuta e darebbe un tono d’autorità alle mie parole. Mi farebbe magari apparire più matura di quanto io, effettivamente, non sia.

Taglierò corto.

Non c’è bisogno che ripeta quanto io sia stata giù od abbia sentito la mancanza di una determinata persona, nelle ultime settimane; persona con cui avevo condiviso quattro mesi stupendi, finché le nostre strade si erano divise rendendo il rapporto – qualsiasi potesse essere – irrecuperabile.

Nell’ultima settimana il malessere si era riacutizzato, provocando anche in chi mi stesse intorno un rompimento di scatole non indifferente. Poi, due sere fa, sapere che anche lui mi stava pensando anche lui voleva sentirmi, e farlo convincere a chiamarmi.

Sapete cosa si prova a sentire la voce dell’unica persona di cui interessi qualcosa? Si trema, si rimane in silenzio, trema la voce, non si danno risposte che abbiano effettivamente un senso. Si dimentica anche il motivo per cui si era arrabbiati, o delusi, o feriti: non importa più nulla, passa tutto in secondo piano. E parlare dopo mesi, tornare a (sor)ridere come si faceva tempo addietro, messaggiare da sotto le lenzuola fino ad addormentarsi ed appena svegli.

Gli ci è voluto veramente poco a convincermi a vederlo quel giorno stesso, incasinandomi un po’ i piani visto che dovevo vedere Sorella e la Paperella quello stesso giorno, e non sapevo quanto la sua presenza sarebbe stata tollerata. E sopratutto avevo paura di come sarebbe potuta andare la chiacchierata amichevole, sarebbe potuta terminare con un nulla di fatto, con grida ed insulti. Ed invece la vicinanza, la voce, il dispiacere mi hanno convinta ad accettare la richiesta di un’altra possibilità, senza neanche pensarci su: era l’unica cosa che volessi in quel momento. È stata una giornata stupenda, come non ne passavo da tempo. Abbracci che avevano lasciato un vuoto, contatti difficili da rimuovere. Una lettera arrivata poi mentre non c’ero, letta e riletta, che provoca sorrisi e strane agitazioni e la certezza che sì, non sono pentita neanche un po’.

Ed oggi, il passare ore intere al telefono come non mi era mai capitato con nessuno, e condividere anche le minime cose, e i mi manchi sussurrati con il desiderio – timore che l’altro non abbia sentito..

Sono contenta.

Non credo importi nient’altro.

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4 thoughts on “Che poi ci metteremo a tremare come la California.

  1. Per colpa di due mesi in cui mi sono vergognato tremendamente di ciò che ho fatto, quando mi sono finalmente deciso ho ricevuto prima di tutto almeno 4 minacce di morte, il che non è stato propriamente incoraggiante…
    Poi ho ripensato principalmente a un episodio, veramente idiota in effetti, e alla fine ci ho provato.
    E non sai quanto sono contento di averlo fatto.

    Mi piace

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