Dall’inizio.

Alla scuola dell’infanzia (che ai miei tempi si chiamava ancora scuola materna o, più familiarmente, asilo) ero una bambina strana.

Ok, non che ora non sia strana, però all’epoca lo ero molto di più.

Impacciata, soprattutto. E poi mi isolavo, mi piaceva rimanere nel mio mondo fantastico. Sì, avevo parecchia fantasia (un briciolo ce l’ho ancora) e mi costruivo veri e propri mondi con storie intricatissime di draghi e mostri cattivi. A casa, lo spazio sotto la mia scrivania era il mio fortino: non si può certo dire che soffrissi di claustrofobia.. In compenso, ero parecchio chiacchierona ed ho il sospetto che chi mi stesse vicino avrebbe desiderato ardentemente che mi cadesse la lingua o mi dimenticassi come si parla.

(Non sono sicura che l’ultima frase sia grammaticalmente corretta, ma ci glisseremo su.)

Insomma, ero una bambina complicata, con parecchi problemi: non riuscivo neanche a colorare nei bordi. In realtà, non sapevo proprio colorare. Mia madre me l’ha ricordato stamattina, portandomi dei lavoretti che avevo fatto per la scuola e che erano ben nascosti in qualche cassetto, e la cosa m’ha abbastanza rovinato la giornata.

Credo che quella fase sia durata per anni e non sono del tutto certa che si sia conclusa.

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5 thoughts on “Dall’inizio.

  1. Commento cumulativo, ché ero in giro, non seguivo questo tuo da tempo – non seguivo la rete da tempo (ed è stato un gran bene a conti fatti -, e rileggendo gli ultimi direi che il ventidodici, nel suo inizio, non è di certo stato tenero con chi ha quel maledetto vizio non solo di guardarsi indietro, ma di usare binocolo, lente di ingrandimento e, all’occorrenza, il microscopio.

    Se per caso ti sta frullando per la testa l’idea del “sono strana=sono diversa=sono sbagliata”, ti rispondo subito che no, non sei sbagliata e sì, sbagli. Ed è diverso. Ed è normale, naturale, banale, chiamalo come ti pare, ma in un modo o nell’altro prende tutti prima o poi. Rifletterci sopra, ecco, quello prende dentro un po’ meno gente.
    Sai, la maggior parte preferisce perdersi nella stronzata del giorno per far finta di non vedere, almeno finché non si ritrova sul serio con l’acqua alla gola ed allora eccoli lì a sbracciare nel mare di m… in cui il resto della gente non fa che agitarsi creando continue onde.

    Ma tu hai un vantaggio di fondo: tu.
    Ti poni il problema, ti poni i problemi ed in qualche modo ti metti in discussione. Mi raccomando, metti in discussione quello che di te sembra sbagliato, ma, per l’amor del cielo, non mettere in discussione te.

    Sai essere molto divertente, e te lo dice uno che ti legge soltanto. La fragilità di cui parlavi qua sotto è quella cosa che ti rende umana e per qualcuno potrebbe addirittura renderti irresistibile. La donna-che-non-deve-chiedere-mai (come l’uomo-che-non…) tendono ad irritarmi. Con questo non voglio fare del mio un pensiero assoluto, però rivaluta il tuo sentore di solitudine sapendo che in fondo là fuori c’è sempre lo stesso mondo. Quello che ora ti fa schifo e che qualche tempo fa sembrava meraviglioso.
    Ti svelo un segreto di Pulcinella: è entrambe le cose. E tu sei tutte quelle cose, ed ho il sospetto che forse anche di più.

    Okay, basta retorica, spero solo tu mi abbia capito. E ancor di più tu abbia capito te stessa.

    Un salutissimo.

    N.

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