Marciume.

Tutto intorno è marcio. Questo mondo sta marcendo in fretta.
Si presagisce dall’odore nauseabondo che sprigiona dai loro teschi vuoti e consunti. Orbite fisse e spioventi seguono gli altrui movimenti in un assurdo gioco tra essi e la decadenza che lentamente deteriora ogni oggetto.
Spirali di polvere di luce graffiano l’atmosfera oscura del bar di provincia attraverso persiane malmesse che detestano il sole.
Ecco: l’uomo così fiero di sé cammina impettito mentre la pelle del suo volto si scioglie rilevando le ossa lisce al di sotto di essa; dall’altro lato della strada, la donna innamorata del proprio riflesso non si accorge del modo in cui le sue gambe si scarnificano ad ogni passo sui tacchi inaccessibili, lasciando strisce di sangue a testimonianza del suo andirivieni una volta aggraziato.

Che fine ha fatto quell’uomo, dov’è finita quella donna?
Ecco: da pallidi involucri illusi da un’esistenza fittizia sono diventati scheletri in attesa di un’epifania che li trasformi in polvere.
La pace, infine.

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