1765

Sogno di arrivare lontano, cambiare nome e volto, chirurgia plastica per la mia anima cicatrizzata. E ricomincerò via con uno sguardo diverso negli occhi ed un passato con meno sangue nelle vene, di quello nero che fa male. Metterò una maschera ai ricordi ed ai caffè non presi, le notti insonni ad osservare l’universo morire intorno e rinascere, rinascere ancora, fottuta fenice che non è altro. E l’astronauta salutava felice la Terra mentre si schiantava sulle lune di zenzero e seppia di un pianeta lontano.
Guardavo le evoluzioni e le rivoluzioni arrampicarsi l’una sull’altra sulle pareti della mia camera che mi si stringevano addosso: i topi sono i primi ad abbandonare la nave che affonda, per paura di essere salvati però. La dama ha ucciso il cavaliere che scioccamente pensava di salvarla dalla strega cattiva ed il suo specchio si è frantumato sotto i suoi pedi nudi.
Specchio, specchio delle mie brame è un gioco che non ho vinto mai. Nei frammenti di vetro è imprigionata la vita di una stella ormai spenta, coi gelidi raggi violacei che rilucono nei tuoi occhi in una tazza da tè. Il cannibalismo non passava mai di moda a Wall Street, e le sirene coi sentimenti si arenavano sulle coste del Pacifico.

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