#1834

Le frontiere impallidivano all’ombra dell’ultimo sole dell’ipocrisia di tutti, mentre pioveva sugli orizzonti imperlati dei nostri corpi, prigionieri di un’altra guerra.
I ministri delle nostre finanze si contendevano in cagnesco gli ultimi spiccioli dei nostri desideri di tranquillità sui temporali delle nostre inutili attese a vuoto. Rimanevamo chiusi in corsie di ospedali smantellati e sui vagoni vuoti dei treni in partenza verso la Luna.
Riempivo i fogli di parole a caso per dimostrare il mio malcontento, poi li strappavo in minuscoli frammenti di vento contro il fumo dei camini spenti. E tutti partecipavano alle corse clandestine verso le lunghe dita affusolate del passato remoto, ignari degli sguardi e delle parole nascosti dietro i miei prolungati silenzi.

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