Alibis.

C’è un punto, nell’esistenza di tutti, in cui ci si sofferma a fare un breve riepilogo della situazione attuale e si cerca, per quanto possibile, di porsi degli obiettivi – delle scadenze, nella maggior parte dei casi; dei programmi che puntualmente vengono disattesi.
Io faccio liste su liste. In continuazione.
Ho liste per qualsiasi cosa, elenchi per ogni attività.. E, per l’appunto, puntualmente le disattendo. È più forte di me: ne cancello due, tre voci, e poi mi perdo.
Quest’atteggiamento diventa più marcato nei periodi di forte stress, o in prossimità del mio compleanno.
Non ho combinato assolutamente niente in questi anni. Nulla di cui sia orgogliosa, nulla che valga la pena di ricordare. E il tempo scorre, indifferente com’è nella sua natura – troppo poco, per chi ha le ore contate.
Mi ha sempre inquietato questo fluire – sebbene il πάντα ῥεῖ di Erodoto, ai tempi del liceo, mi fosse sembrato un concetto stupendo – che dovrebbe essere lento ed invece è sempre più veloce. Ho perso anni dietro a persone che non desideravo davvero e seguendo comportamenti che in primis condannavo – ma non sono sicura di non averli voluti, di non essermeli cercati.

Con il trascorrere delle settimane mi accorgo di molte cose che prima non notavo.
Intorno a me, il mondo ha smesso di aspettarmi ed ha ripreso ad andare avanti senza di me, come se non fossi mai esistita. E probabilmente non l’ho mai fatto davvero.

Il mio mondo mi sta sempre più stretto, mi si chiude addosso togliendomi il fiato di notte, schiacciandomi con il peso di responsabilità che non mi sono assunta e impegni che continuo a rimandare. La sensazione generale è di smarrimento, è di trovarsi con l’acqua alla gola ed aver improvvisamente dimenticato come nuotare.
Procrastino, faccio sì che su altri ricadano le mie colpe e mi illudo ancora di avere sedici anni, quando la mia adolescenza è passata da quasi un decennio. Mi illudo delle stesse cose, mi pongo gli stessi obiettivi.. e non tengo conto che il tempo a mia disposizione si sta lentamente esaurendo.

Senza che io faccia nulla per sfruttarlo, o anche solo per allungare una mano ed afferrarlo, tentare di trattenerlo dallo scorrere via.
Apro le mani e lo lascio andare. L’ho sempre fatto, lo faccio da sempre: con il tempo, con la mia vita, con i miei impegni, con le persone che erano mie, con tutto ciò che io abbia avuto, indipendentemente da quanto io ci tenessi.

Forse vivo ancora persa tra le mie illusioni.
Forse cerco ancora di capire cosa fare della mia esistenza così futile.
La favola del bruco e della crisalide è una cazzata ed è tempo che io lo capisca.

Intorno a me, chi era mio si realizza. Mette su famiglia, rende orgoglioso chi ha la fortuna di avere vicino. Gli individui cambiano, crescono, invecchiano e muoiono. Chi improvvisamente, chi meno.
«È la vita», e d’un tratto mi sento vecchia anch’io.

Trascorro giornate tutte uguali, persa in una monotonia che m’intrappola. A mio stesso discapito, il più delle volte.
Davvero non è ciò che voglio? Eppure è la scelta più facile ed immediata. Far finta di niente è un qualcosa che mi riesce fin troppo bene.
Ho rimpianti, e rimpianti, e rimpianti. Una lista infinita di cose che avrei voluto fare e non ho fatto.
Per pigrizia, per paura, non ne importa il motivo: non l’ho fatto.

E ci sono cose che non riesco più a fare, una naturalezza, una serenità ed un’elasticità mentale che non mi appartengono più.
I just keep feeding my addictions›, diceva una canzone di qualche anno fa – il 2007 o giù di lì. E mi sento esattamente così.
Sono un cane che si rincorre e morde la coda, persa in un ciclo senza fine – a cui non metto un punto fisso soltanto perché mi è comodo.
Perché mi fornisce scuse su scuse, per quanto flebili siano ai miei stessi occhi.

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9 thoughts on “Alibis.

  1. Non immagini quanto ti capisco. Condividiamo lo stesso “stato” e condividiamo anche la “mania delle liste”. Sai, anch’io ogni giorno faccio liste su liste. E anch’io mi sento persa e piena di rimpianti. Ho la sensazione di non saper più rialzarmi e camminare. Però so che bisogna uscirne fuori da questo stato, bisogna cambiare stato. La nostra vita è come un automa a stati e noi non possiamo continuare a ciclare sullo stesso stato. Ho imparato che è importante cercare di crearsi un contorno di persone che mi sostengano nel bene e nel male. Ho imparato che per fare grandi cose, bisogna partire dal piccolo. Ho imparato che chi era mio, ora non lo è più. Ma questo non vuol dire che io non possa essere felice. Ho imparato che il tempo può essere afferrato e spremuto come un limone. Ho imparato a non dare più tempo a chi non lo dà a me. Ho imparato che il tempo è un bene prezioso. Esci fuori da quella spirale e sii padrona della tua vita! Non sei vecchia, cioè probabilmente siamo coetanee e io non mi sento vecchia. Abbiamo tante cose da fare e non è finita qui! Almeno questo è quello che penso io. Magari ti risulterò patetica, ma ce la puoi fare. 😀

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  2. Diamine quanto ti capisco Chaine.
    Diamine.
    Leggo questo post, e sai che non ti leggevo da un po’, e ti capisco.
    In qualche modo anche se non scrivi esplicitamente e probabilmente non pensavi nemmeno minimamente a me, mi sembra come se ci fossimo persi entrambi, in qualche strano momento abbiamo fatto scomparire ciò che si era creato, qualsiasi rapporto fosse stato.
    E il tempo scorre e si porta via tutto quanto, anche forse le illusioni, i sogni scompaiono, sempre più lontani.
    E spero che presto con almeno un tuo traguardo più vicino, tu riesca ad riappropriarti di ciò che sei, della tua persona, della tua personalità, e non ti lasci sfuggire la splendida bellezza della tua mente obliata.

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