Romics 2016 – 7/10 aprile 2016

E quindi anche quest’anno è arrivato Romics – ed io ho deciso di tornarci dopo quasi tre anni di assenza. La scelta del primo giorno è stata abbastanza casuale, non una decisione dell’ultimo minuto ma quasi. I motivi? In realtà molti e diversi,  anche se ammetto che parecchi sono piuttosto fittizi.
Ad esempio sono partita con l’inutile convinzione che il primo giorno si possano fare acquisti più mirati, che ci sia una maggiore scelta e che ci sia meno gente. Questo, dei tre, è il motivo principale: non mi sono soffermata a spiegare con esattezza i miei “problemi” degli ultimi tempi, ma diciamo che non sono del tutto sicura delle mie reazioni quando sono circondata da troppe persone.
C’è poi il fatto che domani avrei orari complicati all’università – di fatto sto cercando di rimettermi in carreggiata,  ma a questo discorso dedicherò un articolo a parte perché è piuttosto lungo e importante,  per me, quindi voglio esprimerlo per bene. Più per me che per farlo leggere ad altri, in effetti.
Il sabato poi è l’unico giorno di tranquillità che ho, mentre la domenica ho quasi sempre impegni in famiglia. E poi chi ha mai avuto modo di frequentare il Romics di domenica sa che è paragonabile a un carnaio umano.
Insomma,  il giovedì mi è sembrata la scelta più logica… Ma mi sono dilungata, scusate.

E così, con qualche imprevisto (tipo traffico sul raccordo o buche di vario genere) sono arrivata a Nuova Fiera di Roma.
Una premessa: io sono sempre entrata dall’ingresso nord, quindi questa era la prima volta all’ingresso est… Quaranta minuti di coda a causa di due sole casse aperte e qualche problemino con i pass per gli espositori – a quanto mi hanno riferito persone che conosco, ma anche stando a quanto ho recepito da una coppia che era dietro di me in fila.
La parola “disorganizzazione” ha iniziato a farsi largo nella mia testa, ma mi sono detta di aspettare prima di giudicare.

Sono entrata circa alle 11 e mi sono diretta verso il primo padiglione, notando alcune cose che mi hanno fatto storcere il naso.. come il fatto che molti stand fossero ancora in allestimento, con un certo nervosismo neanche troppo latente nell’aria proveniente dagli addetti.
O che in proporzione a quanto ricordassi gli stand dedicati ai fumetti fossero sensibilmente di meno, con una maggiore apertura verso gli ammenicoli vari – dalle onnipresenti katane ai… droni? Uhm, per quanto apprezzi, non sono troppo sicura di comprendere bene il loro collegamento con il festival del fumetto e dell’animazione, ma chi sono io per dire qualcosa in merito?
Esco dal padiglione per dirigermi verso il secondo padiglione legato ai fumetti e… che caspita sono tutti questi stand dedicati al cibo tra un padiglione e l’altro?!?
Quello spazio era dedicato al riprendersi, al respirare un po’ dopo aver passato ore in un locale chiuso con una moltitudine di altre persone. Era anche uno spazio in cui mangiare in allegria, o fare foto coi cosplayer,  o fare la conga.
Ma no, piazziamoci pure l’ennesimo paninaro. Che ce frega.
Il secondo padiglione bene o male era uguale al primo, forse con qualche espositore più interessante, ma ho notato che i prezzi erano molto simili per tutti (e molto alti…).

Il terzo padiglione – dedicato ai videogames – devo ammettere è stato quello che ho affollato per più tempo, ma anche in questo caso al mio arrivo la maggior parte delle postazioni non erano pronte – ed io vi sono arrivata qualche minuto prima di mezzogiorno, quindi quasi due ore dopo l’apertura al pubblico della fiera: segno che neanche agli espositori è stato dato abbastanza tempo per approntare il tutto. C’è poco da giustificarsi con “era il primo giorno”, perché l’impressione che il visitatore pagante – nella fattispecie io – è tutt’altro che quella di una struttura funzionante ed organizzata. Poi il fatto che l’età media di suddetti visitatori, e quindi le richieste se la si vuole mettere sotto questo aspetto,  sia alquanto bassa è un altro discorso.
Comunque quest’ultimo spazio, come si sarà capito, è stato anche quello che ho trovato più piacevole. I ragazzi degli stand sono stati gentili e disponibili, spiegando attentamente e con passione i prodotti in esposizione – che fossero prodotti per console, giochi, cellulari o quant’altro.
La parte da cui però sono stata davvero rapita è stata… beh, c’è da chiederlo?

Al ritorno ho scelto di prendere i mezzi pubblici,  vale a dire il famigerato treno da Fiumicino Aeroporto.
In fondo cosa potrà andare male?
Già. Trenitalia.
Andiamo con ordine. A parte la difficoltà nel recepire dove fossero le diverse uscite (Ma io devo uscire dalla Nord… Come mi sono ritrovata alla Est?! Datemi un cartello, un’indicazione, una bussola!), quanto accidenti è distante la stazione?

Non so se rendo.

Sì, me la sono fatta a piedi.
Ho apprezzato che non ci fossero, nel tunnel sopraelevato, i soliti due tipi che ti fermano insistentemente chiedendoti soldi per la fantomatica casa famiglia di cui fanno parte,
erano un incontro costante e alquanto sgradevole – soprattutto se sei una ragazza piccoletta e magrolina non è piacevole essere bloccata quasi fisicamente. Non so se è perché hanno desistito, perché hanno deciso di rimanersene su via del Corso o semplicemente perché il giovedì c’è meno gente a percorrere quel tratto.
Comunque….
Ormai sono arrivata in stazione. Cos’altro può accadere?

I treni potranno subire ritardi fino a 15 minuti o cancellazioni.

Fuck.

Ringraziamenti in ordine sparso:
Stavolta i ringraziamenti erano se non d’obbligo, quasi. Quindi… iniziamo! Grazie ai miei cugini che mi hanno scarrozzato fino a Nuova Fiera di Roma; grazie a Marco di Call of Salveenee per la chiacchierata e per la partita 🙂 ; grazie al ragazzo dello stand di Euronics per lo scambio di opinioni sull’LG G5 – e su Skyrim, anche se continuo a preferire la Gilda degli Assassini rispetto a quella dei Ladri; grazie al ragazzo che stava leggendo Ugo Foscolo in treno davanti a me e che cercava disperatamente di non ridere a voce alta; e grazie a Trenitalia per avermi dato qualcosa di cui lamentarmi per concludere il post!

p.s: una bella sfacchinata, tutto sommato.

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